La sessualità deviata in seguito all’ibridazione umana

Virilità e femminilità che non rispecchiano il modello dei Figli di Dio

Il punto di partenza per comprendere come sia stata distorta la sessualità umana con il Peccato Originale non è il peccato morale, ma l’analisi dello stato originale di perfezione. Nello stato edenico, la nudità dei Figli di Dio era la manifestazione di incorruzione e pieno dominio della volontà. L’attrazione sessuale tra i primi due esseri umani non era assente, ma perfettamente allineata al volere superiore. Essi erano nudi e ne erano consapevoli, ma questa lucidità non generava né vergogna né turbamento. Il loro atto sessuale era un’espressione di amore puro, guidato dalla procreazione e dalla volontà, e mai dalla compulsione.

1. Dalla nudità all’ibridazione: L’innesto del codice bestiale

Questa perfezione fu rotta da un atto fisico e genetico: l’ibridazione della specie umana. La corruzione della sessualità non inizia con un desiderio disordinato, ma con l’inserimento di un genoma ibrido nel lignaggio umano. L’unione con la stirpe primordiale (la stirpe di Lilith) introdusse un “codice biochimico e anatomico totalmente estraneo, portatore degli istinti bestiali e della sessualità predatoria. La sessualità pura e controllata dei Figli di Dio venne contagiata dalla brama distruttiva della stirpe Cainita.

2. Il pudore: Da scudo a meccanismo di difesa

La necessità di coprirsi non emerse, dunque, da un errore della coppia perfetta, ma da un fattore esterno: la malizia e la concupiscenza genetica insita in Caino e nei suoi discendenti. Per i Figli di Dio, indossare vesti divenne un atto di difesa e preservazione, un vero e proprio scudo fisico contro lo sguardo rapace dei Cainiti. Il pudore non è una condanna del corpo, ma la prima misura di biosicurezza eretta contro la ferita ibrida.

Con il tempo, questa difesa si evolse: nei figli degli uomini il pudore divenne necessario anche per nascondere i difetti fisici o ciò che come tale veniva percepito come un difetto. Anche nei discendenti dei Figli di Dio, costretti a vivere in un ambiente corrotto, nacque un senso del pudore. Il pudore è, in definitiva, la misura sociale della concupiscenza che circonda l’uomo.

Le due distorsioni (L’analisi genetico-ormonale)

 

Spalle meno larghe, muscolatura meno prominente e lineamenti più delicati, oltre a un fisico più longilineo da parte dei Figli di Dio. La massima espressione fisica di virilità per i figli degli uomini, come viene intesa oggi, si attiene sui modelli della stirpe cainita: muscolatura esagerata, fisico massiccio, spalle estremamente larghe, volto dai tratti più marcati e mascella larga

Una volta stabilita la causa (l’ibridazione), passiamo alla prova scientifica: l’anatomia del maschio e della femmina ibrida sono la prova della loro natura distorta.

1. La falsa virilità: marcatori cainiti

La virilità che oggi consideriamo “normale o “ideale è in realtà un fenotipo ibrido e deviato, la falsa virilità ispirata ai Cainiti. Mentre la virilità angelica dei Figli di Dio (alti 2.5 metri) era di controllo e proporzione (caratterizzata da basso testosterone, muscolatura non prominente, lineamenti delicati e genitali minori), la falsa virilità è basata sui marcatori di potenza animale: muscolatura e spalle enormemente larghe e genitali più grandi del normale.

2. La Prova biochimica: Ipertrofia testicolare e testosterone

Questi attributi esagerati non sono un segno di salute spirituale, ma il risultato di una regressione evolutiva, adattata al modello dei primati ancestrali. Tale stirpe era caratterizzata da una totale assenza di fedeltà (le femmine erano promiscue, come lo sono, per esempio, anche le femmine di Gorilla), che innescò una brutale competizione spermatica tra i maschi.

3. La differenziazione biochimica

Se la concupiscenza è legata all’eccesso di testosterone, essa è quantificabile e non uniforme. La lotta tra fedeltà (normale per i Figli di Dio) e infedeltà (impossibile da evitare per i Cainiti) non è primariamente morale, ma biochimica.

4. La femminilità distorta: L’onere biologico

 

Genesi 3, 16: Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”. Non si tratta di una maledizione, ma di una constatazione del problema delle donne ibride rsipetto il parto e il loro rapporto con l’altro sesso

Anche la donna ibrida è stata riscritta dal genoma, sia nelle sue preferenze sia nella sua anatomia.

 

Sintomi e soluzione (Il comportamento e la consapevolezza)

 

Esistono due modelli: quello dei Figli di Dio e quello dei figli degli uomini. Anche se il nostro patrionio genetico ci rende più inclini verso uno di questi due fenotipi, Dio ci dono tutto il necessario per vivere da Figli di Dio

Naturalmente cercare di vivere secondo un modello cristiano, come figli adottivi di Dio, sfruttando la grazia dei Sacramenti, può attuare in noi un cambiamento notevole, ma alcune caratteristiche del nostro corpo non possono essere risolte in modo definitivo.

1. La sessualità rapace: conseguenza bio-chimica e non culturale

Il comportamento sessuale compulsivo, dove la fedeltà è vissuta come una castrazione, non è un vizio. È la conseguenza deterministicamente necessaria di una macchina biologica (l’uomo ibrido) progettata per la competizione spermatica. La costante ricerca di stimoli o partner è l’espressione di un genoma ibrido aggressivo. Non sempre l’educazione sessuale e la morale possono risolvere il problema. In questo caso occorre davvero affidarsi ai Sacramenti piuttosto che cercare di combattere con la sola volontà la propria natura ibrida. Solo il corpo e il sangue di Gesù Cristo possono dare il via a una trasformazione della nostra natura umana.

2. L’estasi fallace: La ricerca distorta

La ricerca ossessiva di piacere fisico estremo è il tentativo disperato e fallace dell’uomo ibrido di replicare l’estasi spirituale perduta e il benessere fisico dei Figli di Dio. Non potendo accedere alla pienezza trascendente, l’uomo cerca di colmare quel vuoto massimizzando la chimica del piacere fisico. Questa estasi fallace è la definizione stessa di concupiscenza: un desiderio disordinato che porta alla schiavitù dei sensi.

3. Il desiderio di possesso: affettività ferita

L’uomo e la donna sono anche feriti profondamente nella loro affettività. Proprio come suggerisce il testi biblico:

Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà. ~ Genesi 3, 16

L’uomo vuole possedere la donna come un oggetto e la donna vuole manipolare l’uomo per mantenere il controllo. Queste psicodinamiche, ormai ben note, rappresentano parte di quegli istinti di legati alla sessualità derivata dal genoma malato. In entrambi i casi si tratta di dinamiche di possesso dell’altro, non compatibili cn un amore puro che rispetta in maniera assoluta la libertà dell’altro.

4. La consapevolezza: L’unica soluzione

L’individuo deve riconoscere che la concupiscenza è una ferita genetica, non un errore di volontà, e può quindi scegliere di non farsi definire da essa. È in questo momento che la consapevolezza trasforma la ferita in combustibile per una trasformazione sia fisica che spirituale, permettendo all’uomo di superare il condizionamento cainita e di iniziare il percorso per diventare una “nuova creatura”: un figlio adottivo di Dio.

La Resurrezione dalla carne come soluzione definitiva

 

L’amore puro non è altro che il modo di vivere la sessualità e la sponsalità dei Figli di Dio. Gesù Cristo ci propone un modello dove l’uomo e la donna, uniti da un sentimento di complementarietà voluto dall’alto, si uniscono divenendo una «sola carne»

La nostra analisi ha svelato la cruda verità: la virilità distorta e la femminilità distorta non sono fallimenti morali o aberrazioni culturali, ma le dirette conseguenze di una ferita genetica, l’innesto del genoma ibrido. Abbiamo dimostrato come l’ipertrofia testicolare, l’eccesso di testosterone, la ricerca di falsi marcatori di potenza e il dolore del parto siano i sintomi biochimici e anatomici di una condizione di schiavitù, ereditata e quantificabile. L’uomo ibrido è intrappolato in un’equazione biologica che lo spinge alla concupiscenza, alla competizione e a una ricerca fallace di estasi.

La consapevolezza è il primo, decisivo passo: riconoscere che la concupiscenza è una diagnosi genetica e non una condanna morale, che libera l’individuo dal senso di colpa e dalla disperazione. Tuttavia, la vera e ultima soluzione a questa schiavitù non può essere trovata all’interno dei limiti della carne corrotta. La liberazione definitiva da questa distorsione ancestrale risiede nella Resurrezione dalla carne promessa da Gesù Cristo. Solo attraverso una trasformazione che trascende il genoma ibrido e riconnette l’uomo alla sua origine angelico-spirituale, sarà possibile superare definitivamente la schiavitù della biologia distorta e ascendere a una nuova dimensione di purezza, controllo e vera estasi, al di fuori dell’inferno della materia corrotta dal peccato.

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