Nella Rift Valley, il suolo non è un semplice deposito fossile, ma un archivio biologico ancora attivo. Qui, tra le polveri del lago Eyasi, il popolo Hadza cammina in un eterno presente, custode di un’anomalia che sfida le cronologie accademiche. Gli Hadza non sono solo un gruppo etnico isolato; rappresentano un’isola genetica che ha resistito a millenni di rimescolamenti, preservando nel DNA e nel racconto l’eco di un’umanità precedente.
Mentre la paleoantropologia classica tenta di incasellare i resti ossei in nomi latini spesso arbitrari — trascurando che la storia dell’evoluzione biologica è in realtà un flusso di ibridazioni continue tra popolazioni diverse — gli Hadza conservano una memoria orale che descrive tipi umani che la scienza ha conosciuto solo attraverso frammenti rimasti impressi in una memoria ancestrale. Tra questi esseri spiccano i Giganti Rift Valley.
Oltre le etichette: Le Quattro Ere degli ibridi

La tradizione Hadza non riconosce le tassonomie accademiche sul genere umano. Per loro, la storia è una successione di ere abitate da esseri definiti dalla loro densità, statura e capacità di manipolare il mondo. Questo racconto, tramandato per chissà quanto tempo, descrive le trasformazioni di una materia umana che si è ibridata e modificata nel tempo.
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Akakaanebe (I Giganti Pelosi): I Giganti di Rift Valley erano primordiali di statura imponente. Non conoscono il fuoco né gli strumenti. La loro tecnica di caccia non si basa sulla tecnologia, ma su una potenza biologica che gli Hadza descrivono come la capacità di immobilizzare la preda con lo sguardo. Sono il riflesso di quegli ibridi arcaici, come i Nephlim biblici, che abitavano la Terra prima che la perdita della massa fisica venisse compensata dall’ingegno.
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Tlaatlanebe: I “Giganti senza peli”. In questa fase, l’ibrido umano muta: appare il controllo del fuoco e l’insorgere delle prime pratiche rituali legate alla divinità Epeme. È il momento in cui la cultura inizia a plasmare la biologia e a condizionare selezione naturale dei diversi tipo di Homo.
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Hamakwabe: Una fase di riduzione dimensionale. L’arco e la freccia, che rappresentano un salto di qualità nella lotta e nella sopravvivenza, sostituiscono la forza bruta. È il periodo dei primi contatti e dei rimescolamenti con popolazioni esterne, accelerando quei processi di scambio genetico che hanno portato all’uomo moderno.
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Hamaishonebe: L’umanità attuale. Più piccola e gracile, il risultato finale di innumerevoli stratificazioni e ibridazioni passate.
L’archetipo dei Giganti Rift Valley: tra Akakaanebe e Nefilim

L’analogia con i Nefilim delle tradizioni antiche non nasce da una parentela etimologica, ma da una coincidenza di memorie. Come abbiamo già visto ne “Nell’ombra dei Giganti, parte 1“, in tutto il mondo, i racconti dei Giganti “caduti” o scomparsi descrivono esseri che dominavano la Terra prima dell’uomo attuale. Gli Akakaanebe degli Hadza sono la versione africana — e geograficamente più vicina ai siti originali — di questo archetipo.
Questo legame trova un riscontro preciso nel contesto biblico di Genesi 6, 4, dove si narra di un’epoca di profonde ibridazioni in cui «c’erano i giganti sulla terra a quei tempi». Come nel testo biblico, anche nella memoria Hadza i Giganti di Rift Valley erano esseri minacciosi e non sono semplici figure mitologiche distanti, ma descrizioni di ibridi arcaici temibili che gli antenati hanno visto e/o dai quali sono derivati. Si tratta di processi di rimescolamento genetico che la scienza odierna sta solo iniziando a mappare attraverso il DNA antico, ma che le tradizioni orali e i testi ancestrali hanno già codificato da millenni.
Conclusione: Verso una paleoantropologia del vivente
In ultima analisi, il popolo Hadza con i Giganti di Rift Valley ci impone di riconsiderare il confine tra mito e dato scientifico. Se le loro tradizioni orali hanno preservato per millenni la descrizione di esseri enormi e ibridi antecedenti alla nostra statura attuale, allora la memoria di specie agisce come un archivio più resiliente della pietra stessa. Non siamo di fronte a semplici leggende, ma a una cronaca dell’ibridazione umana rimasta impressa nel DNA e nel verbo di chi non ha mai abbandonato la cosiddetta “Culla dell’Umanità“.
Accettare il racconto delle quattro ere significa riconoscere che i Giganti della Rift Valley — i nostri Nephilim africani — non sono mai scomparsi del tutto: essi sopravvivono nelle pieghe di una storia che non è fatta di nomi latini e schemi lineari, ma di un flusso ininterrotto di vita che ancora oggi, nelle notti dell’Hadzaland, proietta l‘ombra dei Giganti sul fuoco del presente.
Fonti e riferimenti sui Giganti Rift Valley:
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Daniel Shriner, Fasil Tekola-Ayele, et al. (2018). Genetic Ancestry of Hadza and Sandawe Peoples Reveals Ancient Population Structure in Africa. Genome Biology and Evolution.
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Sacra Bibbia, Genesi 6.
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Archivio tradizioni orali Hadzabe.
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Crediti immagine: Wikipedia/Idobi (CC BY-SA 3.0).





