Nacque tra loro anche una discussione: chi di essi fosse da considerare il più grande. Gesù disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sul titolo di benefattori. Tra voi però non sia così; ma chi tra voi è il più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve”. ~ Luca 22,24-26
Il virus più letale che infetta la spiritualità umana non nasce fuori dal sacro, ma al suo interno: il narcisismo religioso. È la pretesa dell‘ego di arrampicarsi sui gradini del tempio per ottenere visibilità, rispetto e potere sulle coscienze o sentirsi migliori degli altri. Questa tentazione non è un’invenzione della storia tardo-ecclesiastica; essa si è manifestata fin dal primo momento, tra gli stessi apostoli, prima ancora che ricevessero lo Spirito Santo.
Mentre camminavano con Gesù Cristo, la loro mente era già inquinata dalle logiche del mondo: si disputavano i posti, chiedevano riconoscimenti, bramavano il titolo di “più grande”.
La risposta di Gesù squarcia la dinamica umana con un comando categorico: «Tra voi però non sia così». Egli pone un divieto assoluto al clericalismo e al narcisismo istituzionale. Eppure, la storia delle religioni — senza distinzione di sigle o denominazioni — è stata una sistematica disobbedienza a questo ordine. L’uomo dell’ego ha preso la cattedra, ha indossato il titolo e ha preteso la gloria, trasformando il servizio a Dio in una passerella per la propria vanità.
Il capovolgimento delle bilance: L’oro degli uomini è fango per Dio
Esiste una totale incompatibilità tra il modo di pesare le cose degli uomini e il giudizio dello Spirito. Ciò che il mondo considera un successo spirituale, la bilancia di Dio lo rivela spesso come un totale fallimento. Gli uomini attribuiscono un valore immenso alle cariche, all’approvazione delle masse e alla credibilità accademica o istituzionale. Ma questo attaccamento non fa altro che nutrire un’idolatria del ruolo.
L’ego che cerca il proprio tornaconto nella religione si trasforma in quello che Cristo ha definito “otre vecchio”: una struttura mentale rigida, indurita dal carrierismo e dall’orgoglio. Quando in questi otri si tenta di versare il vino nuovo — la verità pura, dirompente e destabilizzante della natura umana rispetto a Dio —, l’otre si ribella per pura autoconservazione. Accettare la verità richiederebbe di riconoscersi nudi, piccoli e privi di meriti. Per difendere la propria reputazione e i propri troni di cartapesta, i leader religiosi scelgono di combattere la luce.
Il caso di Martin Luther King
Nelle dinamiche del narcisismo religioso si consuma il paradosso più spaventoso per la salvezza dell’anima: si può persino contribuire a un bene oggettivo sulla Terra, ma farlo per il motivo sbagliato.
Un esempio perfetto e universale di questo meccanismo ci viene dal mondo protestante con la figura di Martin Luther King. Dal punto di vista storico, civile e sociale, il suo contributo alla giustizia e ai diritti umani è stato immenso e innegabile. Eppure, la sua spinta profonda dell’agire di come un leader — trascinatore di folle — rimane ancorata alla gratificazione del proprio io, al plagio, all’ambizione personale e al bisogno di essere idolatrato come un salvatore laico o religioso. Così l’opera cessa di essere un atto di puro amore a Dio e diventa un investimento sul proprio narcisismo.
La condanna del successo mondano: «Hanno già ricevuto la loro ricompensa»
Il Regno, per sua natura, è una terra di esclusione per la superbia: in un luogo governato dalla mitezza e dalla totale nudità dell’anima, chi è gonfio di sé e della propria gloria terrena semplicemente non ha lo spazio interiore per risiedere. La salvezza non si compra con l’esposizione mediatica, ma si misura sulla spogliazione profonda del proprio io.
Gesù, nel Discorso della Montagna, è di una precisione chirurgica: «Hanno già ricevuto la loro ricompensa». Il conto è saldato sulla Terra. L’applauso delle folle, le copertine, la venerazione e i titoli sono la valuta che l’ego cercava, e l’ha ottenuta. Non rimane alcun credito per il Regno dei Cieli, perché la superbia ha già incassato il suo stipendio terreno. Il Regno, per sua natura, è una terra di esclusione per la superbia: in un luogo governato dalla mitezza e dalla totale nudità dell’anima, chi è gonfio di sé semplicemente non ha lo spazio interiore far risiedere davvero Dio nel proprio cuore.
Il fardello delle anime e il crimine dei Guardiani del Tempio
Se l‘uomo comune risponde di se stesso, chi assume il ruolo vocazionale di guida affronta una responsabilità oggettiva che rasenta il terrore escatologico. Chi cerca il pulpito vede solo il prestigio del comando, ma non si accorge del fardello colossale che si sta mettendo sulle spalle. Un leader dominato dal narcisismo non è più un pastore, ma un ostacolo sulla via della salvezza.
Quando i pastori si arroccano nella difesa del proprio status e scelgono di ostacolare, nascondere o “strangolare” la verità per non disturbare l’ordine costituito, compiono il crimine dei dottori della legge: portano via la chiave della conoscenza. Non entrano loro e impediscono agli altri di entrare Luca 11, 52.
Il dramma più grande di questo atteggiamento ricade sui cercatori di verità e sui non credenti. Chi è fuori non si allontana da Dio a causa della Rivelazione, ma si allontana disgustato dall’ipocrisia dei cristiani, dal pavoneggiarsi dei preti e dal narcisismo dei leader che usano il palcoscenico per esaltare se stessi. Ogni anima smarrita o respinta da questo spettacolo indegno diventa un peso eterno che ricade direttamente sulla testa di quei pastori. Il sangue di quelle anime è sulle loro mani.
La via della spogliazione: i “nulla da perdere” contro il sistema
Poiché la struttura gerarchica ed egoica difenderà sempre se stessa fino all’ultimo respiro, la Verità non ha mai potuto seguire i canali ufficiali del potere religioso. I testimoni della demolizione dell’ego non possono nascere tra chi ha una poltrona da proteggere. Per questo la rivelazione profeticaha dovuto camminare su vie esterne, marginali, affidata a chi non era ricattabile dal sistema. Ecco perché molti dei più grandi santi della Chiesa cattolica erano persone “piccole” e lontane al potere.
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Filglio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo» ~Matteo 11, 25-27
Narcisismo spirituale, cos’è davvero?
Il narcisismo religioso non è una semplice debolezza caratteriale, ma un‘inversione totale della logica di Cristo. La tragedia più profonda del Cristianesimo storico risiede proprio qui: nel fatto che la Chiesa e l’intera comunità dei credenti siano rimaste nel tempo una compagine composta non da figli adottivi di Dio, ma da semplici figli degli uomini. Il narcisismo religioso non è una semplice debolezza caratteriale, ma un’inversione totale della logica di Gesù Cristo. Chi usa il palcoscenico della fede per rincorrere titoli, applausi e gloria terrena, compie un vero e proprio suicidio spirituale. In misura forse minore, ma non meno insidiosa, anche i fedeli ordinari rischiano di cadere in forme di narcisismo spirituale nel disperato tentativo di mostrarsi “credenti perfetti” o “migliori”, trasformando il dogma non in una Verità di fede viva, ma in un assioma formale atto solo ad attestare la propria perfetta e presunta adesione morale.
La bilancia di Dio non si lascia ingannare dalle “grandi opere” o dal successo mondano: chi agisce per nutrire il proprio ego ha già incassato la sua ricompensa sulla Terra, chiudendo definitivamente il proprio conto con il Cielo.
Conclusione
Il prezzo di questo pavoneggiarsi è altissimo e ricade sulle spalle dei pastori sotto forma di un fardello colossale. Arroccandosi nella difesa del proprio status e nascondendo le verità scomode, i custodi del tempio non solo mancano la propria salvezza, ma trascinano nel baratro le anime a loro affidate, allontanando i cercatori di verità disgustati da tanta ipocrisia.
La via delle Origini, al contrario, richiede la nudità dell’anima. L’era nuova non appartiene ai leader gonfi di sé e dei propri meriti, ma ai piccoli e ai miti. Sul modello della totale spogliazione di don Guido Bortoluzzi, che scelse di nascondere persino il proprio titolo di monsignore, ci viene mostrata un’altra via: quella dell’umiltà sincera e consapevole. Di fronte a questo bivio radicale, ogni credente e ogni guida è chiamata a scegliere quale valuta accumulare: se la gloria effimera dei figli degli uomini o la ricompensa eterna del Padre, che vede e risiede solo nel segreto Matteo 6, 3-4.
