La Terra non è mai stata un giardino, un Eden, come avevamo già visto nell’articolo “I grandi predatori apicali del passato e l’uomo”: il campo di battaglia dei Mostri del passato. È sempre stata un’arena di combattimento progettata per una gloria che non ci appartiene. Ciò che la paleontologia descrive come evoluzione è, in realtà, la cronaca di un progressivo disarmo biologico: la riduzione sistematica della letalità del creato per permettere alla fragile stirpe dei figli deli uomini, detta oggi “Homo sapiens”, di abitare un mondo che, altrimenti, l’ha avrebbe masticata e sputata senza alcuno sforzo.
L’architettura della prevaricazione
Il principio che modella la materia non è la mitezza o l’armonia. All’origine, la Terra viene plasmata secondo un imperativo di sopraffazione. Non è l’opera del Mite Agnello.
Ma allora di chi?
È l’opera dei Suoi Figli ribelli, architetti divini a cui fu donata la tavolozza della vita. Essi, nel desiderio di stupire il Padre e di sfidare se stessi, tradiscono il disegno originario dove “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello“. Creano il male naturale: un creato tanto bello quanto terrificante, allora immagine e somiglienza, un sistema in cui la bellezza coincide con la potenza d’urto e la sopravvivenza è l’unico rito sacro. L’artiglio è più lungo, la mascella è più frantumante, la velocità è letale. È il tempo dei Titani e dei Mostri del passato: milioni e milioni di anni di battaglie epiche per la sopravvivenza, in una lotta brutale per ottenere creature prevaricatrici sempre più letali.
La disesca dei Figli di Dio per la grande sfida
I Figli di Dio non osservano il caos dall‘alto; vi discendono per volontà di Dio Padre all’inizio dell’Eocene. Abitano la creazione per dominarla, trasformando il mondo in una sfida di ingegno e potenza preternaturale. È una partita a scacchi giocata con la carne e il sangue. In questo stadio, la paura non esiste: esiste solo il dominio. I figli di Dio hanno i doni necessari per dominare la creazione, ma possono comunque essere uccisi e soffrire per colpa di ciò che essi stessi hanno plasmato per colpa della loro superbia. Ma perché Dio Padre permette tutto questo?
Si tratta di un periodo pedagogico, affinché Dio Padre possa far capire a una parte della figliolanza divina l’errore di aver plasmato un mondo basato sulla prevaricazione, facendoglielo sperimentare sulla loro pelle.
L’argine contro il sangue di Caino
L’arrivo dei Cainiti corrompe l’arena. L’astuzia omicida della stirpe del fratricida infetta il piano. Qui avviene il ribaltamento: i grandi predatori apicali diventano la “polizia biologica” divina.
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Il Megalodonte presidia gli abissi per rendere gli oceani un confine invalicabile.
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L’Arctodus simus (l’orso dalla faccia corta) pattuglia le pianure come un ufficiale di sorveglianza. La ferocia dei mostri serve a contenere l’espansione degli ominidi cainiti. La natura è il muro di cinta di una prigione: i predatori apicali salvano il mondo impedendo alla stirpe corrotta di dilagare.
Il vuoto di sette milioni di anni
Circa sette milioni di anni fa, l’equilibrio si spezza. I grandi guardiani iniziano a ritirarsi. La scomparsa dei colossali predatori apicali apre una falla nell’ecosistema. Infine, molti grandi predatori si estingono circa 10.000 anni fa. Senza i “carcerieri”, assistiamo all’esplosione degli ibridi: i cosiddetti antenati dell’uomo odierno, oltre che dello stesso Homo sapiens. I molti ritrovamenti fossili di ominidi disordinati sono la prova di una recinzione abbattuta: quella della megafauna. Senza il lavoro dei mostri a selezionare e contenere, la stirpe umana, dall’ominide al sapiens, inizia a dominare il pianeta e a provocare l‘estinzione di una moltitudine di specie animali. Questo evidenzia anche come l‘umanità ibrida sia la specie più prevaricatrice di tutte.
La Misericordia della riduzione
Giunge il tempo in cui l’umanità decaduta è la sola rimasta sulla Terra. I figli degli uomini come l’Homo sapiens sono gli unici dotati di una natura spirituale compatibile con il Mite Agnello. Dio allora opera allora il disarmo biologico. La taglia del mondo viene ridotta perché la nostra fragilità non potrebbe reggere l’urto dei prototipi originali. Compaiono anche animali adatti al sostegno della nostra specie, come per esempio il Cavallo.
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Il Disarmo del terrore terrestre: L’immenso Megatherium, il bradipo terrestre grande quanto un elefante e capace di sventrare un leone con una zampata, scompare per lasciare spazio a creature lente e inoffensive. Il Grande Cinghiale, un tempo un mostro taurino dalle zanne ciclopiche, viene ridotto a selvaggina gestibile, e così via.
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Il Disarmo delle foreste: Il Megaloceros, il cervo dai palchi di quattro metri, cede il passo a specie agili ma non più schiaccianti. L’Orso delle caverne, un incubo di massa e ferocia, si estingue lasciando il posto all’orso bruno, un predatore ridimensionato.
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Il Disarmo degli abissi: Il generalissimo del mare, il Megalodonte, scompare anche li per lasciare il posto ad altri. Lo Squalo Bianco che oggi ci fa gelare il sangue è solo il “tenente” rimasto a presidio dopo che l’arma pesante è stata ritirata. E il nuovo predatore apicale degli oceani è l’Orca Assassina: un cetaceo cacciatore a dire poco letale per i grandi squali, ma innucuo per l’uomo.
Il Male Residuo
Il disarmo non è totale. Il male naturale resta come prova della colpa originale. Il Coccodrillo, relitto di un’era di giganti, e il Leone sono i rimasugli di un esercito smantellato. Essi restano a ricordarci che l’Arena è ancora attiva, che il pericolo è solo dormiente, smussato per pietà ma non estinto. La somma totale delle morti umane causate da animali ogni anno è una cifra notevole. Se sommiamo le stime dei principali killer (dai microscopici ai titani), la cifra complessiva si aggira tra 1,3 e 1,5 milioni di persone all’anno. La maggior parte è attribuita agli animali portatori di malattie, mentre quella per predatori apicali oscilla sulle 5000 vittime, anche se molti reputano tale cifra decisamente sgonfiata per questioni ideologiche. Prendiamo ad esempio gli Squali, a cui sono attribuite solo 10 vittime all’anno. Gli abitanti delle isole oceaniche e dei grandi arcipeloghi, come le Filippine, testimoniano molti più decessi da parte degli squali, ignorati evidentemente di proposito dai biologi a cui sta cuore solamente che molte specie di squali non si estinguano.
Conclusione: la fine dei mostri del passato e l’uomo
Oggi l’uomo cammina tra le rovine di un’arena svuotata e si crede padrone. È un’illusione concessa dalla nostra debolezza. Nell’era dei Titani, la civiltà dell’umanità ibrida non sarebbe mai nata. L’umanità sarebbe stata fortemente ridotta da predatori che superano di gran lunga i mostri della mitologia. Viviamo in una parentesi di sicurezza: la nostra civiltà è il lusso di chi abita una prigione i cui cancelli sono stati abbassati per non vederci morire, ma per darci il tempo di sviluppare una consapevolezza sul mistero delle nostri origini. Consapevolezza fondamentale per la Parusia e della resurrezione della carne: il ritorno biologico della specie divina dei Figli di Dio.
