La scomparsa dei mostri del passato in favore dell’uomo

La riduzione della megfauna in favore della srirpe dei figli degli uomini

La Terra non è mai stata un giardino, un Eden, come avevamo già visto nell’articolo “I grandi predatori apicali del passato e l’uomo”: il campo di battaglia dei Mostri del passato. È sempre stata un’arena di combattimento progettata per una gloria che non ci appartiene. Ciò che la paleontologia descrive come evoluzione è, in realtà, la cronaca di un progressivo disarmo biologico: la riduzione sistematica della letalità del creato per permettere alla fragile stirpe dei figli deli uomini, detta oggi “Homo sapiens”, di abitare un mondo che, altrimenti, l’ha avrebbe masticata e sputata senza alcuno sforzo.

L’architettura della prevaricazione

 

Livyatan melvillei era una balena carnivora e predatrice che poteva raggiungere quasi i 18 metri di lunghezza, nemico naturale di un altro predatore apicale: il Megalodonte, lo squalo colossale che poteva raggiungere i 20 metri di lunghezza. Le battaglie tra questi due animali dovevano essere qualcosa spaventoso, tanto da chiderci: se questa è l’opera di Dio Padre hanno ragione coloro che dipingono Dio come un demiurgo crudele. In realtà la realtà trascendente e terrestre è molto più complessa di come se le immaginano le tradizioni abramitiche

 

Il principio che modella la materia non è la mitezza o l’armonia. All’origine, la Terra viene plasmata secondo un imperativo di sopraffazione. Non è l’opera del Mite Agnello.

Ma allora di chi?

È l’opera dei Suoi Figli ribelli, architetti divini a cui fu donata la tavolozza della vita. Essi, nel desiderio di stupire il Padre e di sfidare se stessi, tradiscono il disegno originario dove “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello. Creano il male naturale: un creato tanto bello quanto terrificante, allora immagine e somiglienza, un sistema in cui la bellezza coincide con la potenza d’urto e la sopravvivenza è l’unico rito sacro. L’artiglio è più lungo, la mascella è più frantumante, la velocità è letale. È il tempo dei Titani e dei Mostri del passato: milioni e milioni di anni di battaglie epiche per la sopravvivenza, in una lotta brutale per ottenere creature prevaricatrici sempre più letali.

La disesca dei Figli di Dio per la grande sfida

 

Quella che può sembrare un’immagine fantasy in realtà rappresenta ciò che poteva accadere davvero in uno scontro tra un figlio di Dio e una megalania: un grosso varano che raggiungeva gli 8 metri di lunghezza. Questa immagine rappresenta ciò che i Figli di Dio desideravano per sé una volta calati nell’immanente: una vittoria sul creato da loro plasmato

 

I Figli di Dio non osservano il caos dallalto; vi discendono per volontà di Dio Padre all’inizio dell’Eocene. Abitano la creazione per dominarla, trasformando il mondo in una sfida di ingegno e potenza preternaturale. È una partita a scacchi giocata con la carne e il sangue. In questo stadio, la paura non esiste: esiste solo il dominio. I figli di Dio hanno i doni necessari per dominare la creazione, ma possono comunque essere uccisi e soffrire per colpa di ciò che essi stessi hanno plasmato per colpa della loro superbia. Ma perché Dio Padre permette tutto questo?

Si tratta di un periodo pedagogico, affinché Dio Padre possa far capire a una parte della figliolanza divina l’errore di aver plasmato un mondo basato sulla prevaricazione, facendoglielo sperimentare sulla loro pelle.

L’argine contro il sangue di Caino

 

Arctodus simus era un orso dal muso piatto vissuto fino a 12 500 anni fa. Una creatura del genere poteva rappresentare per l’umanità un nemico temibile. La stirpe di Caino si confrontò con molte creature temibli e ne usciva non come il cacciatore, ma come la preda. Questo potrebbe in parte spiegare perché prima della scomparsa dei grandi predatori apicali siano rarissimi i ritrovamenti umani. Poi c’è la questione del mondo accademico che per partito preso non accetta la possibilità che la specie umana sia così antica. Ma per quello servirebbe un articolo dedicato

 

L’arrivo dei Cainiti corrompe l’arena. L’astuzia omicida della stirpe del fratricida infetta il piano. Qui avviene il ribaltamento: i grandi predatori apicali diventano la “polizia biologica” divina.

Il vuoto di sette milioni di anni

 

Il mammut non fu l’unico animale a scomparire con l’ascesa dell’Homo sapiens. Basti pensare che oggi esistono solo due sottospecie di elefanti: l’africano e l’indiano, ma in passato c’erano più di cinquanta sottospecie di elefanti a popolare la terra. L’uomo ha decretato l’estinzionne di una moltitidune di specie. Tutt’ora si stima che per colpa dell’uomo tra le 200 e le 2.000 specie all’anno si estinguno

 

Circa sette milioni di anni fa, l’equilibrio si spezza. I grandi guardiani iniziano a ritirarsi. La scomparsa dei colossali predatori apicali apre una falla nell’ecosistema. Infine, molti grandi predatori si estingono circa 10.000 anni fa. Senza i “carcerieri”, assistiamo all’esplosione degli ibridi: i cosiddetti antenati dell’uomo odierno, oltre che dello stesso Homo sapiens. I molti ritrovamenti fossili di ominidi disordinati sono la prova di una recinzione abbattuta: quella della megafauna. Senza il lavoro dei mostri a selezionare e contenere, la stirpe umana, dall’ominide al sapiens, inizia a dominare il pianeta e a provocare lestinzione di una moltitudine di specie animali. Questo evidenzia anche come lumanità ibrida sia la specie più prevaricatrice di tutte.

La Misericordia della riduzione

 

I cervi giganti del passat erano una selvaggina decisamente più ostica rispetto ai cervi d’oggi. Anche gli erbivori sono stati “ridotti” per venire incontro all’uomo. Ragionare in modo protologico non trasforma il cambiamento delle specie in semplici meccanismi accidentali o legati alla sola selezione naturale, perché dietro il cambiemto della natura c’è sempre un disegno ben preciso…

 

Giunge il tempo in cui l’umanità decaduta è la sola rimasta sulla Terra. I figli degli uomini come l’Homo sapiens sono gli unici dotati di una natura spirituale compatibile con il Mite Agnello. Dio allora opera allora il disarmo biologico. La taglia del mondo viene ridotta perché la nostra fragilità non potrebbe reggere l’urto dei prototipi originali. Compaiono anche animali adatti al sostegno della nostra specie, come per esempio il Cavallo.

Il Male Residuo

 

Tutt’ora i grandi coccodrilli e molti altri animali rappresentano ancora una minaccia per l’uomo, a dimostrazione che anche se le dimensioni degli animali si sono ridotte, l’ecosistema terrestre è ancora basato sul principio di prevaricazione per la sopravvivenza

 

Il disarmo non è totale. Il male naturale resta come prova della colpa originale. Il Coccodrillo, relitto di un’era di giganti, e il Leone sono i rimasugli di un esercito smantellato. Essi restano a ricordarci che l’Arena è ancora attiva, che il pericolo è solo dormiente, smussato per pietà ma non estinto. La somma totale delle morti umane causate da animali ogni anno è una cifra notevole. Se sommiamo le stime dei principali killer (dai microscopici ai titani), la cifra complessiva si aggira tra 1,3 e 1,5 milioni di persone all’anno. La maggior parte è attribuita agli animali portatori di malattie, mentre quella per predatori apicali oscilla sulle 5000 vittime, anche se molti reputano tale cifra decisamente sgonfiata per questioni ideologiche. Prendiamo ad esempio gli Squali, a cui sono attribuite solo 10 vittime all’anno. Gli abitanti delle isole oceaniche e dei grandi arcipeloghi, come le Filippine, testimoniano molti più decessi da parte degli squali, ignorati evidentemente di proposito dai biologi a cui sta cuore solamente che molte specie di squali non si estinguano.

Conclusione: la fine dei mostri del passato e l’uomo

 

La vittoria dell’uomo sulla fauna ridotta nelle sue dimensioni è stata determinante per l’avvento dell’uomo: dagli ominidi fino all’uomo moderno

 

Oggi l’uomo cammina tra le rovine di un’arena svuotata e si crede padrone. È un’illusione concessa dalla nostra debolezza. Nell’era dei Titani, la civiltà dell’umanità ibrida non sarebbe mai nata. L’umanità sarebbe stata fortemente ridotta da predatori che superano di gran lunga i mostri della mitologia. Viviamo in una parentesi di sicurezza: la nostra civiltà è il lusso di chi abita una prigione i cui cancelli sono stati abbassati per non vederci morire, ma per darci il tempo di sviluppare una consapevolezza sul mistero delle nostri origini. Consapevolezza fondamentale per la Parusia e della resurrezione della carne: il ritorno biologico della specie divina dei Figli di Dio.

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