L’Antropologia Trinitaria e la stirpe dei Figli di Dio

La struttura Triplice dell'Essere: Corpo, anima e Spirito

L’antropologia cristiana autentica (corpo, anima e Spirito), letta attraverso la lente della protologia, richiede di superare le confusioni del catechismo moderno che assimila il semplice soffio vitale biologico allo Spirito increato di Dio. L’essere umano si articola su tre livelli, ma la destinazione e la natura del corpo mutano radicalmente a seconda dell’origine:

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene né dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito ~ Giovanni 3, 8

Generati e non creati: La libertà assoluta e la natura trinitaria

 

La Pentecoste è il momento in cui gli apostoli non sono più figli degli uomini istruiti da Gesù Cristo, ma figli adottivi di Dio in grado di discernere e comprendere la volontà divina, perché dotati anche loro dello Spirito di Dio: lo Spirito Santo

 

I figli di Dio non sono creature meramente create, ma sono generati della stessa sostanza del Padre. Questa particolarità costitutiva conferisce loro la stessa libertà assoluta che appartiene a Dio e a Cristo, il Verbo incarnato. Ossia, una libertà totale in cui il bene non è un obbligo imposto. Ma una scelta d’amore assoluta e autonoma, poiché essi non vogliono fare il male, pur avendone teoricamente la facoltà intrinseca.

Questa condizione trinitaria indissolubile (corpo, anima e Spirito) non può essere distrutta o perduta. Anche quando un figlio di Dio decide di allontanarsi dal disegno originario — come nel caso emblematico di Adamo, che scelse di ridurre al minimo la presenza dello Spirito in lui per dare priorità al proprio volere e agire in contrasto con i consigli del Padre — la sua natura non viene annullata. Lo Spirito può essere ridotto ai minimi termini, ma non estirpato, poiché la natura trinitaria è indelebile.

L’Unione Ipostatica: Da Maria ai Figli dell’Eternità

 

Maria è l’Immacolata Concezione: Nuova Creazione. Uno zigote perfetto creato nel grembo di Anna per accogliere la Regina del Cielo e la piena di grazia. Cioè, colei che è già unita a Dio Padre

 

All’interno di questa stirpe, l’intensità dell’unione con il divino si manifesta in forme altissime:

Allo stesso modo, i figli di Dio che attraversano la prova terrena custodiscono una struttura trinitaria – corpo, anima e Spirito di Dio – che segna profondamente il loro destino. Come per la natura angelica nel trascendente, il figlio di Dio che sperimenta lo stato di allontanamento o di impenitenza avverte una sofferenza acutissima e incomparabile, proprio perché la sua costituzione intima è fatta per la luce e non può spegnere del tutto la scintilla di Dio che lo costituisce.

Il compimento: Dal figlio adottivo alla piena generazione

 

Carissimi, noi ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato rivelato ciò che saremo. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. ~ 1 Giovanni 3, 2

Nel momento del giudizio personale, l’uomo che avrà accolto la Verità e percorso la via della conversione e della grazia si troverà di fronte alla scelta definitiva. Scegliere di entrare nella famiglia divina significherà compire il passaggio ultimo: da figli adottivi a figli effettivi, pienamente generati e non creati della stessa sostanza del Padre. In quel compimento eterno, la nostra natura trinitaria sarà indissolubile e definitiva, permettendoci di superare ogni velo e di contemplare Cristo nella sua nuda e radiosa realtà, conformemente alla promessa della Scrittura.

Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto ~ 1 Corinzi 13, 12

Il mistero dei patriarchi e la stirpe delle donne sterili

 

Nel caso delle nascite miracolose almeno un gamete era creato da Dio Padre. Questo permetteva la nascita di molti personaggi biblici destinati a grandi vocazioni: Melchisedec, Elia, Isacco, Giacobbe ed Esaù, Giuseppe e Beniamino, Samuele, Sansone, Giovanni Battista

 

Questa radice ontologica di corpo, anima e Spirito superiore trova una chiave di lettura sconvolgente nella storia dei grandi personaggi biblici nati da donne sterili (come Sara, Rebecca, Rachele, la madre di Sansone o Anna, madre di Samuele). Nella prospettiva protologica, l’intervento divino che squarcia la sterilità non è soltanto un prodigio per superare un limite biologico, ma l’indizio di una genesi particolare.

Quei grandi patriarchi e profeti non erano semplici figli degli uomini: la loro concezione, avvenuta spesso attraverso l’impiego diretto di un gamete o dell’intero zigote per mano del Creatore, conferiva loro una natura biologica e spirituale profondamente affineo direttamente coincidentecon quella dei figli di Dio. Essi assumevano l’aspetto esteriore e la carne dei figli degli uomini unicamente per conformarsi al popolo e al tempo in cui erano chiamati a operare, ma la loro fibra interiore apparteneva a un altro ordine di realtà.

Prima che io ti avessi formato nel grembo materno, ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dalla matrice, ti ho consacrato ~ Geremia 1, 5

6. La nascita prodigiosa: Da Chiara e Agnese d’Assisi a Giovanna d’Arco

 

Il carisma di Giovanna d’Arco la rendeva irresistibile per qualunque soldato e uomo d’armi. Tutti la seguivano, come se fossero rapiti dalla sia figura bella, fiera e solenne. Pur restando umilissima, Giovanna sapeva di essere una Figlia di Dio, perché era il Cielo stesso ad averglielo rivelato

 

Questa linea di discendenza misteriosa attraversa i secoli e trova una limpida conferma nelle storie di grandi figure della santità. Come Santa Chiara d’Assisi e sua sorella Santa Agnese d’Assisi. La loro nascita, avvenuta anch’essa per intervento divino a superare una condizione di sterilità materna, svela un’origine prodigiosa. Anticipa e fonda la loro straordinaria statura spirituale. Non a caso, alla madre fu chiesto misticamente di chiamarla Chiara, poiché quella creatura avrebbe rischiarato il mondo con una luce spirituale senza pari. Anime profondamente affini a San Francesco, Chiara e Agnese possedevano quella medesima fibra ontologica superiore che permetteva loro di specchiarsi direttamente nel divino.

Questa medesima radice ontologica si manifesta in altre figure eccezionali che trascendono la comune parabola biologica di corpo, anima e Spirito, come la stessa Giovanna dArco, la quale aveva lucida consapevolezza della propria identità di figlia di Dio celata sotto le spoglie di una fanciulla francese. Anche per anime così prodigiose l’origine prevede un intervento diretto del Creatore fin dalle prime fasi biologiche, mediante l’impiego di un gamete o dell’intero zigote. Pur indossando esteriormente l’aspetto dei figli degli uomini per camminare in mezzo all’umanità, esse sono a tutti gli effetti figlie di Dio.

Voi siete la luce del mondo; non si può nascondere una città posta sopra un monte. ~ Matteo 5, 14

Gli Alter Christus e la distinzione con i Santi tra i figli degli uomini

 

Anche San Francesco d’Assisi è chiamato a una vocazione ben oltre i limiti dei figli degli uomini. Pertanto, non sarebbe assurdo ritenere che per il primo alter Christus Dio Padre lo avesse almeno donato di un gamete dei Figli di Dio nel concepimento, per renderlo capace di un grado di santità fuori dalla portata di chi ha una grave concupiscienza

 

All’interno di questa geografia dello spirito spiccano gli alter Christus, anime dalla spiritualità così profondamente fusa con il divino da partecipare direttamente al sacrificio redentore di Gesù Cristo attraverso il prodigio visibile delle stigmate. Mistici come San Francesco d’Assisi o San Pio da Pietrelcina non sono semplicemente uomini pii giunti a un alto livello di virtù etica. Ma uomini in cui la natura trinitaria e la presenza dello Spirito di Dio rompono gli argini della carne, imprimendo nei loro corpi i segni tangibili della Passione per testimoniare l’appartenenza a un ordine di realtà superiore.

È fondamentale comprendere, per contro, che i santi emersi puramente tra i figli degli uomini — pur avendo accolto lo Spirito di Dio e raggiunto vette altissime di grazia e carità attraverso la cooperazione e i Sacramenti — non hanno potuto accedere a quelle medesime vette di vocazione strutturale e ontologica così radicali. La loro santità è il trionfo della grazia sulla fragilità della carne e sulla concupiscenza originaria. Ma la loro costituzione non possiede quella matrice trinitaria originaria e nativa che caratterizza, fin dal grembo, i veri figli di Dio generati e non creati.

Quanto a me, nessuno mi dia fastidio; infatti io porto nel mio corpo le stigmate di Gesù. ~ Galati 6, 17

La promessa ultima: La somiglianza e la visione di Cristo

 

«[…] E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori» (Apocalisse 19, 16). Questo perché essendo un tutt’uno con il Padre, causa ultima d’ogni cosa, Gesù è investito di quella regalità che sarebbe spettata ad Adamo se non avesse peccato

A conferma definitiva di questa architettura spirituale, la Scrittura ci svela in 1 Giovanni 3, 2 quale sarà il destino finale di coloro che accolgono la chiamata. Sebbene la pienezza della nostra identità non sia ancora interamente manifestata agli occhi del mondo, ci è stato promesso che nel compimento dell’eternità la nostra natura sarà pienamente trasfigurata. Permettendoci, così, di contemplare il Verbo nella sua nuda e radiosa realtà faccia a faccia. Questo passo fondamentale attesta che la meta ultima dell’uomo non è la semplice permanenza in una condizione creata e subalterna. Ma la reale e compiuta generazione nella stessa sostanza del Padre. È qui che si consuma la differenza radicale rispetto alla dottrina tradizionale della theosis o deificazione. Ovvero, l’uomo non si limita a “partecipare” dall’esterno alla vita o alle energie divine, quasi fosse un ospite o un beneficiario di una grazia creata. Ma ne fa parte costitutivamente, essendo generato della stessa sostanza e inserito in modo indissolubile nella natura trinitaria.

Conclusione: corpo, anima e Spirito di Dio

 

L’antropologia trinitaria rappresenta l’autentica chiave di lettura dell’antropologia cristiana. Per troppo tempo la teologia e il catechismo della Chiesa cattolica, smarrendo la distinzione originaria tra i figli degli uomini e i figli di Dio. Essi non sono stati in grado di comprendere che l’appartenenza alla stirpe divina e l’incorporazione nella realtà trinitaria non costituiscono un traguardo eventuale o un premio accessorio riservato a pochi. Bensì il punto di partenza e l’architettura originaria del disegno di Dio. I figli degli uomini, riscattati dal sacrificio di Cristo, sono chiamati a varcare la soglia di questa realtà divina per superare i limiti invalicabili della condizione creata. Tuttavia, nel rigoroso rispetto della libertà assoluta che connota la somiglianza con il Padre, spetterà a ciascuno scegliere se compiere il passaggio definitivo. Cioè, abbandonare la caducità della creatura umana per essere, infine, veramente generati e non creati della stessa sostanza del Padre.

Exit mobile version