La creazione della donna

La verità sulla rivelazione di don Guido Bortoluzzi

La ricerca sulla Genesi Biblica non si è mai nutrita di un fideismo acritico o di un dogmatismo cieco. Al contrario, il percorso di approfondimento condotto in oltre vent’anni di lavoro critico e rigoroso ha permesso di separare la sostanza oggettiva della rivelazione — ciò che don Guido ha effettivamente contemplato con la precisione di un osservatore imparziale — dalle deduzioni personali, a volte ingenue, che lo stesso sacerdote ha formulato nel tentativo di far quadrare il racconto con la tradizione letterale: la donna deriva dal primo uomo.

Un nodo cruciale di questa revisione riguarda proprio la creazione della donna, il presunto rapporto iniziale tra Adamo e Lilith e la dinamica esatta della tentazione.

Il mito della “costola” e la distinzione tra visione e deduzione

 

Secondo Renza Giaccobbi, i cambiamenti al testo originale di Mosè sono subentrati nei secoli successivi, quando il Pentateuco era ancora scritto in geroglifici egizi. Cioè, prima che Salomone lo facesse tradurre in scrittura ebraica dai suoi traduttori

 

La tradizione letterale, tramandata dagli scribi e consolidata nei secoli, ha imposto l’immagine di una donna tratta dalla costola di un Adamo addormentato. Tuttavia, l’analisi rigorosa dei fatti smaschera l’inconsistenza di questa ricostruzione. È fondamentale comprendere una distinzione metodologica decisiva:

Don Guido non vide mai laccoppiamento di Adamo addormentato con Lilith.

Quella del concepimento della prima donna nel sonno fu soltanto una sua deduzione personale. Nelle sue visioni, don Guido vide unicamente laccoppiamento compiuto da Adamo vigile e sveglio con Lilith, quello che generò Caino. Questo ci dimostra che un conto sono le visioni oggettive che don Guido ha contemplato e descritto con precisione, un conto sono le supposizioni che il sacerdote ha ipotizzato per colmare i vuoti, ma che non fanno parte di ciò che gli è stato realmente mostrato.

Fortemente legato all’impostazione tradizionalista della Chiesa, don Guido cercò a tutti i costi di far coincidere le sue ipotesi con il testo biblico acquisito, formulando conclusioni che rasentano l’incredibile:

  • L’implausibilità biologica: Egli arrivò a supporre che Dio avesse fatto cadere Adamo in un sonno profondo per indurlo, a sua insaputa, a un rapporto zoofilo con la femmina ancestre (Eva/Lilith). È del tutto inverosimile, per non dire ridicolo, pensare che una persona possa compiere un intero atto sessuale senza svegliarsi. Questa ingenuità emerge in modo ancora più paradossale quando don Guido ipotizza persino che Set e la prima donna si siano addormentati per poter generare la sposa di Set (un’eventualità surreale, in quanto la Bibbia è piena di nascite miracolose).

  • La dignità del Creatore: Attribuire a Dio l’intenzione di orchestrare a insaputa di Adamo un atto di questa natura significherebbe rendere Dio stesso corresponsabile e istigatore della trasgressione, un’idea teologicamente blasfema.

 

La creazione della Donna e la vera natura della tentazione

 

L’aggettivo “mediata” indica il sistema, cioè la regola, di utilizzare, come ‘mezzo’, l’utero di una femmina già esistente come incubatrice vivente per la creazione di una nuova specie. Tale femmina fu per i Figli di Dio la preumana Eva/Lilith, creata da Dio come incubatrice e fattrice per la prima coppia umana. La luce divina che scende dall’alto verso l’utero di Lilith rappresenta la creazione dello Zigote

 

Alla luce di un’analisi spoglia di sovrastrutture tradizionaliste, la realtà emerge con ben altra logica. La prima Donna è stata creata da Dio in maniera del tutto indipendente da Adamo, attraverso la creazione diretta di uno zigote perfetto inserito nella femmina incubatrice, esattamente come lo stesso Adamo era venuto alla luce. Dio l’ha donata ad Adamo a distanza di anni, quando questi era sufficientemente adulto per proteggerla.

Va inoltre sfatato un altro falso mito:

La prima donna è totalmente estranea alla colpa.

Il vero, drammatico peccato originale nasce all’interno dell’io di Adamo. Osservando la femmina ancestre con in braccio la bellissima bambina ancora neonata accanto all’albero di melo, Adamo sperimenta una suggestione visiva: osserva la scena, vede la perfezione della piccola e la funzione della preumana. Questa osservazione visiva fa da innesco a una tentazione involontaria, ma la vera spinta nasce dal suo interno. È il suo “io” — l’effettivo “serpente” della tentazione — a convincerlo che può provare e sperimentare autonomamente con Lilith per creare una propria stirpe. Spinto dall’illusione di farsi padre fuori dal progetto divino, il giovane Adamo (privo di nozioni genetiche) attese che la femmina ancestre andasse in calore e si accoppiò volontariamente con lei.

Da quell’esperimento scellerato non nacque un figlio di Dio, ma Caino: un ibrido con tare genetiche e un’intelligenza distorta, capostipite della stirpe dei “figli degli uomini”.

La propagazione della frattura e la tragedia dell’ibridazione

 

La scena finale della rivelazione mostrata a don Guido è un finale aperto. Adamo giura vendetta a Dio Padre con il pugno pieno di sperma, innalzato verso il sole, per sottolineare che non concepirà più alcun Figlio di Dio. E che la sua ribellione sarà totale

 

Da quel momento in poi, Adamo si limitò ad accogliere Caino nella propria famiglia, ma non compì alcun atto di riparazione né chiese mai perdono a Dio Padre. Anzi, con la morte di Abele giurò vendetta a Dio, cristallizzando il suo peccato e condannando così tutta la sua discendenza. Questo comportamento diede vita a un conflitto permanente. Le scelte di Adamo scatenarono le aspre battaglie tra la stirpe di Set e la stirpe di Caino, conflitti che confluirono inesorabilmente nella tragedia di Genesi 6. Cioè, portando l’intera umanità a un’ibridazione devastante e totale.

Oggi noi siamo interamente figli degli uomini. E non esistono più figli di Dio sul piano biologico, proprio perché il peccato originale si è propagato in tutta la stirpe umana. Per sanare questa voragine, Dio ha dovuto attuare un grandioso piano di recupero e redenzione, suggellato dalla promessa e dalla prospettiva reale della Resurrezione della carne.

Conclusione: il bisogno di una nuova esegesi

 

«Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3, 15). La natura trinitaria della stirpe dei Figli di Dio l’abbiamo spiegata nell’articolo: L’Antropologia Trinitaria e la stirpe dei Figli di Dio

 

Oggi sullla creazione della donna la Chiesa cattolica tende a rifiutare l’interpretazione della costola per evitare accuse di misoginia. Essa preferisce affermare che la creazione della donna per ultima la elevi a culmine della creazione. Tuttavia, nella mentalità della cultura ebraica antica chi precede è gerarchicamente più importante. Pertanto, subordinare la donna ad Adamo rispondeva a una logica patriarcale opposta a quella che la teologia odierna vorrebbe proiettare sul testo.

La verità protologica emerge solo separando i fatti oggettivi della visione dalle deduzioni personali di don Guido. Il quale — inevitabilmente condizionato dalla sua formazione tradizionale — cercò forzatamente il concordismo con la lettera biblica. La prima donna fu creata in assoluta autonomia ed è la regina dei figli di Dio, colei che con la sua umiltà permetterà la Redenzione. Rinunciare al concordismo, distinguendo la visione pura dalle ipotesi umane, rappresenta l’unica via per ristabilire l’autentica comprensione del libro Genesi Biblica.

La Vera Genesi Biblica non ci chiede di spegnere l’intelletto. Essa ci offre gli strumenti per esercitare il ragionamento deduttivo, comprendendo i misteri della Genesi con il dono di Dio della ragione. Riconoscere la nostra diagnosi di ibridi è solo la punta dell’iceberg, scoprendo nella Prima Donna la Regina dei Figli di Dio.

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