La lettura del libro della Genesi viene spesso liquidata dal pensiero moderno come un insieme di miti inverosimili o allegorie prive di riscontro storico. Tuttavia, un’esegesi profonda, unita alle intuizioni di figure come don Guido Bortoluzzi, restituisce ai testi sacri una coerenza sconcertante, rivelando la cronaca esatta di una frattura biologica e spirituale che ha cambiato per sempre il destino dell’umanità.
L’origine della morte e il disegno della divina trascendenza

La morte e l’invecchiamento non fanno parte del progetto originario dell’essere umano. Come emerge da una corretta chiave di lettura scritturale, la morte entra nel mondo a causa del peccato di Adamo. Il pilastro teologico fondamentale ci viene offerto direttamente da San Paolo:
Tutti muoiono in Adamo e tutti risorgono in Cristo~ 1 Cor 15, 22
I figli di Dio originari erano vere e proprie divinità in terra, e le divinità non conoscono la morte biologica. Godevano di una longevità virtualmente infinita e non subivano il logorio dell’invecchiamento, un decadimento che la specie umana ha acquisito unicamente in seguito all’ibridazione umana. Per queste creature primordiali, terminata la propria vocazione, il trapasso non era un evento doloroso o traumatico. Ma la dormizione: un ritorno glorioso e indolore al trascendente, subordinato alla piena comunione con il Padre.
Il Falso Mito dell’Età dei Patriarchi
Un nodo cruciale che spesso allontana i lettori moderni dalla Bibbia è il calcolo apparentemente impossibile delle età nel Pentateuco, a partire da Abramo. Si tende erroneamente a pensare che i patriarchi invecchiassero molto più lentamente, ma in realtà i patriarchi postdiluviani, essendo ormai a tutti gli effetti figli degli uomini, subivano il decadimento biologico esattamente come noi.
L’età dei patriarchi postdiluviani

Il testo biblico perde ogni sua presunta incongruenza e ritrova una perfetta verosimiglianza storica se si adotta la chiave di lettura per cui gli anni antichi dei patriarchi postdiluviani venivano calcolati sulle stagioni — probabilmente, la stagione delle piogge e la stagione calda — e non sul calendario odierno:
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Il dimezzamento dell‘età: Applicando questa proporzione, i famosi limiti temporali a cui allude la Bibbia (come i 120 anni di Genesi 6, 3) vanno ricondotti a circa 60 anni reali, un’aspettativa di vita sensata e realistica per un mondo arcaico privo di cure mediche avanzate.
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La coerenza delle unioni e la discendenza: Abramo e Isacco si sposano intorno ai vent’anni, e Sara scopre la sterilità intorno ai quarant’anni. Pretendere che Dio faccia aspettare una coppia fino a ottant’anni passati, su un corpo ormai biologicamente logoro e stanco, significherebbe chiedere troppo a una natura umana che Dio stesso rispetta nelle sue leggi biologiche. Lo stesso vale per Isacco e Rebecca. Anche in questo caso le tempistiche delle nozze e della genitorialità tornano a essere perfettamente realistiche solo applicando questa chiave di lettura, escludendo l’idea di un invecchiamento anomalo o esteso a dismisura.
L’incorruttibilità originaria e il senso della vita

A conferma di questa matrice incorrotta originaria che sfugge alle leggi della decadenza, la tradizione e le fonti storiche ci tramandano che figure come Gesù e la stessa Maria conservassero un aspetto straordinariamente giovane e mirabile per la loro età. Arrivando, così, la Vergine al momento del transito con le sembianze di una donna giovane. Oltre ad essere considerata la donna più bella del suo popolo.
Questo smaschera il nonsenso esistenziale sollevato dal pensiero materialista. Cioè, l‘idea che l‘uomo debba trascorrere la gran parte della propria esistenza nella decadenza fisica, accumulando saggezza e consapevolezza solo un istante prima di morire, non ha alcuno scopo logico. L‘essere umano non è stato fatto in origine per la vecchiaia e per la morte. La fragilità e il logorio odierno sono il segno tangibile di una ferita primordiale, destinata a essere definitivamente sanata nella Redenzione della carne.
Conclusione
La chiave di lettura basata sulle stagioni e sulla vera biologia dei patriarchi postdiluviani demolisce l’interpretazione letterale ristretta della Bibbia che vorrebbe far coincidere la storia della Terra con i canonici “seimila anni”, rivelando come la numerologia antica (tra cui il valore del quaranta e del quattrocento) nasconda archi temporali ben più estesi. Questo non svaluta il testo. Ma rende la Storia della Salvezza infinitamente più plausibile e scientificamente coerente, restituendo alla Sacra Scrittura la sua profonda verità storica.





