Perché si nega o ridimensiona l’ibridazione umana?

Oltre il mito della specie pura: la verità che sul difetto che ci ha resi umani

Esiste un limite oltre il quale il dubbio smette di essere uno strumento scientifico e diventa un rifugio per chi ha paura della verità. Quel limite è stato ampiamente superato nel dibattito sulle origini umane. Oggi, negare che la nostra specie sia il risultato di un’ibridazione profonda (ibridazione umana), complessa e assolutamente unica non è più una posizione prudente: è un atto di negazionismo biologico sistematico.

Possiamo chiamarli burocrati della mente , individui che occupano cattedre e laboratori e che, messi di fronte all’irregolarità dell’essere umano, preferiscono dichiarare l’impossibilità del dato piuttosto che ammettere il fallimento del loro paradigma. Per loro, l’ibridazione umana deve rimanere un dettaglio marginale, una “curiosità statistica” da relegare nelle note a piè di pagina. Ma la statistica non scrive la storia; le anomalie sì. Mentre i laboratori di genetica sfornano prove schiaccianti sulla nostra natura ibrida, i custodi del consenso si affrettano a chiamarla “normale”. Ma non c’è nulla di normale in ciò che siamo diventati.

Il laboratorio del DNA: Quando i numeri smettono di essere opinioni

Perché negare l’evidenza? Fare altrimenti equivale alla rinuncia di una dottrina: neodarwinismo e/o evoluzionismo biologioco, quando le uniche certezze sono l’ibridazione umana e la filogenesi. Dunque, cosa ha reso possibile una tale ibridazione? La risposta è sul confine tra ciò che la scienza deve studiare (l’osservabile) e ciò che non le compete (ciò che non può essere osservato)

L’ibridazione umana non è un’ipotesi filosofica; è una realtà chimica incisa nei nostri geni. A coloro che negano si possono offrire tre fatti oggettivi che la scienza ufficiale fatica a digerire, poiché scardinano l’idea di un’evoluzionismo lineare e casuale:

  1. Lacquisizione del software immunitario (HLA): È un dato di fatto che gran parte del nostro sistema immunitario non sia di origine Sapiens. Abbiamo “preso in prestito” i geni HLA tramite l’ibridazione con Neanderthal e Denisova. Ma non commettete l’errore di considerarlo un aiuto fortuito: questo innesto rappresenta la standardizzazione immunitaria di una specie destinata a non avere più confini. L’ibridazione ha uniformato le probabilità di sopravvivenza di tutti i rami di questa stirpe “interferita”, rendendoci capaci di occupare ogni nicchia ecologica. Non è stata un’evoluzione lenta, è stata la configurazione biologica necessaria per una specie che doveva sganciarsi dai limiti geografici naturali.

  2. Il deserto del cervello: Le mappature genetiche mostrano un fenomeno inquietante: le regioni del genoma legate allo sviluppo del cervello sono “deserti” di DNA arcaico. In quelle zone, il DNA Sapiens è stato mantenuto “puro” con una forza statistica impressionante. Perché? Perché l’ibridazione ha costruito il “veicolo” (il corpo, il sistema immunitario, la resistenza fisica), mentre la “guida” (la mente) doveva restare isolata, preservata per un fine che trascende la pura sopravvivenza biologica. Siamo un corpo ibrido che ospita una mente “altra”.

  3. Le popolazioni fantasma (Ghost Populations): Il DNA delle popolazioni moderne contiene tracce di linee arcaiche di cui non esistono fossili. Siamo ibridi di “specie” che la scienza non ha ancora nemmeno scoperto, ma di cui portiamo il marchio chimico. Il nostro albero genealogico non è una linea, è un groviglio di innesti che puntano tutti verso un unico risultato: l’uomo attuale.

 

La Sindrome della normalizzazione e il sabotaggio dell’istinto

 

La disarmonia morfologica umana (ovvero la mancanza di equilibrio strutturale nel nostro corpo) dimostra che l’ibridazione non è stata un perfezionamento armonioso, ma qualcosa di devastante per la specie originale da cui discendiamo

 

Il sofisma preferito dei negazionisti dell’ibridazione umana è la normalizzazione:

L’ibridazione è comune in natura, avviene tra piante e animali

Questa è una manipolazione intellettuale. In natura, l’ibridazione è quasi sempre un vicolo cieco, un errore che produce sterilità o fragilità che la selezione naturale elimina rapidamente. In noi è accaduto l’esatto opposto: l’ibridazione ha innescato una detonazione cognitiva senza precedenti. Come abbiamo già spiegato in passato, l’ibridazione può anche intendersi tra membri della stessa specie, ma con caratteistiche diverse. Ma non a questo a cui alludiamo, perché nel caso della specie umana è avvenuta un’ibridazione Interspecifica

Coloro la negazione temono l’idea che l’essere umano sia “incompleto” o “sabotato” nel suo istinto animale. La verità ribalta la visione sul progresso umano: noi siamo stati resi fragili e “difettosi” affinché dovessimo creare la cultura per sopravvivere. L’ibridazione ha agito come un sabotaggio controllato. Ci ha tolto la pelliccia, la forza bruta e la sicurezza dell’istinto, lasciandoci nudi di fronte al mondo. Questa incompletezza non è un incidente di percorso; è il sigillo di un progetto che ha deciso di esternalizzare la nostra evoluzione dal DNA al simbolo. Se fossimo rimasti “biologicamente completi”, saremmo ancora in perfetto equilibrio con il fango della savana.

L’interferenza tra specie: Oltre la “sottospecie

 

Se tutte queste tipologie umane, dagli ominidi fino al Sapiens erano interfertili tra loro, non è possibile affermare che si travvava di “sottospecie”. La spiegazione più semplice, indicata nel nostro DNA, è che si sia trattato di differenti strirpi ibride nate dall’ibridazione di due specie estinte che, per il momento, la paleontologia ignora

Dobbiamo smettere di usare il termine rassicurante di “sottospecie”. Quello che è avvenuto tra Sapiens, Neanderthal e Denisova non è stato un semplice incontro tra varianti della stessa famiglia. È stata un’interferenza possibile perché tutte queste tipolgie umane, per quanto diverse, derivano da due specie distinte. Proprio come riportato dalla maggior parte delle tradizioni religiose, di cui Genesi 6 è solo il testo più noto la riguardo

In natura, le specie diverse sono progettate per restare separate da barriere biologiche. Il fatto che queste linee genetiche siano “interferite” tra loro, producendo una prole non solo fertile, ma iper-dominante, è l’anomalia delle anomalie. Questa interferenza ha rotto l’isolamento biologico, creando una creatura “ponte” che non appartiene più interamente a nessuna delle linee originali. Sostenere che fossimo “tutti la stessa cosa” è il modo che i negazionisti usano per sminuire il salto quantico (discontinuità assoluta). Ma la verità è che questa fusione ha forzato le leggi della biosfera per riscrivere le regole stesse della natura umana.

Conclusione: l’ibridazione umana è un fatto

 

Molti credono che il dogmatismo sia qualcosa che riguarda solo la religione. Molto più spesso è presente anche nel pensiero dominante camuffato da scienza

Arriva un momento in cui l’accumulo di prove rende il silenzio una forma di complicità. La scienza moderna si trova oggi davanti a un bivio: deve decidere se essere ancora lo strumento di indagine della realtà o se trasformarsi definitivamente nel tribunale dell’ideologia. Il dato dell’ibridazione umana non è più un’opinione discutibile. È un fatto. Quando la scienza rifiuta di integrare un’anomalia evidente perchédisturbala narrazione consolidata, smette di essere ricerca e diventa dottrina. Quando i custodi del sapere accademico preferiscono ignorare l’eccezionalità dell’interferenza tra le varie specie umane pur di mantenere intatto il mito della linearità, non stanno facendo scienza: stanno facendo propaganda. La scienza non ha il mandato di decidere quale verità sia “rassicurante”. Il suo unico dovere è misurare ciò che è. E ciò che è, oggi, ci dice che siamo un collage genetico impossibile. Riconoscere l’ibridazione come fatto oggettivo è l’unico atto di onestà intellettuale rimasto a disposizione degli scienziati. Tutto il resto è solo rumore di fondo, un disperato tentativo di mantenere l’umanità dentro un recinto biologico che il nostro stesso DNA ha già abbattuto millenni fa.

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