L‘esistenzialismo cristiano, nel contesto della fede, è lo strumento che permette di calare la verità rivelata nel perimetro della vita quotidiana. Serve a dare una forma alla condotta umana ferita dal peccato, a tradurre i valori in comportamenti e a costruire una struttura etica solida. È il terreno della destrutturazione delle convinzioni umane seguito dalla formazione cristiana: quel processo necessario attraverso cui l’individuo impara a muoversi nel mondo con rettitudine, cercando un senso e un equilibrio nella propria esperienza personale con Dio.
Quando l’esistenzialismo viene applicato alla Parola di Dio, la Scrittura rischia di essere percepita principalmente come un manuale d’istruzioni. Il focus del discernimento diventa “vivere da buoni cristiani”: si interroga il testo sacro per ricavarne consigli, conforto o direttive morali. O per stabilire un dialogo con Dio. In questo stadio, la Parola è funzionale al miglioramento del soggetto; è una luce che illumina il cammino individuale affinché la vita sia coerente, ordinata e degna.
Il vicolo cieco dell’esistenzialismo fine a se stesso
Il problema sorge quando questo linguaggio esistenziale diventa l’unico scopo o l’unico linguaggio del Cristianesimo. Se ci si ferma all’esistenzialismo, il focus della verità evangelica si sposta pericolosamente: la fede si ripiega su se stessa, diventando una sorta di psicoterapia spirituale o un moralismo raffinato. Peggio ancora, una sicurezza sul nostro modo di rapportarci alla fede. Questo “cristianesimo della formazione” finisce per oscurare l’oggettività della Storia della Salvezza. Se lo scopo è solo “vivere bene” o “essere buoni cristiani”, si perde di vista il Fatto: non siamo qui per eseguire una serie di norme, ma per rispondere a un evento storico e metafisico che ci precede.
Il nostro scopo è grande e immenso, perché ci unisce a tutti coloro che partecipano alla Storia delle Storie.
Entrare nel racconto: Da Adamo a oggi
Comprendere la Storia della Salvezza significa rompere lo specchio dell’esistenzialismo cristiano per guardare fuori. Scopriamo così di non essere semplici spettatori, ma i personaggi di un racconto concreto che è iniziato con il primo Figlio di Dio e prosegue ininterrotto fino a noi. Analizzare ciò che è accaduto da Adamo a oggi significa riconoscere una trama oggettiva fatta di alleanze, rotture e interventi divini. In questa prospettiva, non si parla più di “regole”, ma di fatti: la nostra esistenza acquista valore solo in quanto parte integrante di questa cronologia sacra. Qui nasce la vera Vocazione: la Quest che Dio ci affida all‘interno di un piano già in atto.
Ma per comprendere davvero la missione che Dio ci ha affidato potrebbe essere necessario conoscere la Storia della Salvezza in modo profondo e analitico. Non si tratta di imparare una Dottrina, ma di capire cosa è realmente accaduto dal peccato originale fino ai nostri giorni. In questo modo ci sarà anche più chiara l’escatologia, assolutamente incomprensibile senza un serio lavoro di protologia.
Conclusione
In sintesi, se la formazione cristiana (esistenzialismo cristiano) è il mezzo per preparare l’uomo, essa non può mai diventarne il fine. Bisogna passare dalla fede come “ricetta per stare bene” alla fede come “partecipazione alla Storia della Salvezza”.
- L‘esistenzialismo è utile alla nostra formazione come cristiani. Anzi, è necessario per imparare il linguaggio della parola di Dio in un primo momento e può aiutarci indicare la strada a chi è ancora lontano da Dio.
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La Storia della Salvezza, se compresa, assegna la missione. Smettere di parlarsi addosso per iniziare a raccontare ciò che Dio ha operato e opera nel tempo è l’unico modo per recuperare il nostro ruolo autentico: quello di testimoni e protagonisti di una storia che supera ogni nostra immaginazione. Una storia che va compresa nelle sue dinamiche più profonde, affinché ci sia chiaro quel sia il nostro ruolo all’interno di essa.
Si tratta di uscire da quel linguaggio che ritroviamo nella Santa Messa, durante le omelie, o dai grandi formatori cristiani, e rapportarci con Dio Padre in persona rispetto la Storia della Salvezza di cui facciamo parte. E non temete, Dio non ha limiti comunicativi: saprà sempre indicarvi via, farvi capire quel è la nostra Quest.
