C’è un grande equivoco che per secoli ha distorto il significato della Resurrezione della carne, trasformandola in una sorta di grottesca rianimazione medievale. Nell’immaginario comune, la Resurrezione viene vista come l’apertura di tombe polverose, da cui riemergono cadaveri ricomposti per camminare di nuovo sulla Terra. Ma la vera Resurrezione della carne non ha nulla a che fare con la rianimazione di un corpo biologico decaduto. È un concetto immensamente più profondo, che segna la fine del predatismo, la sconfitta del degrado materiale e la nascita di una Nuova Umanità.
Oltre il mito del cadavere rianimato
Per comprendere cosa accadrà davvero, bisogna prima smontare l’errore di fondo: confondere la rianimazione con la resurrezione. Un corpo rianimato porta ancora con sé i segni del tempo, del dolore e della mortalità. La resurrezione, al contrario, non è un semplice “ritorno indietro” alla vita precedente, ma un salto ontologico in avanti. Non è la riattivazione delle vecchie funzioni biologiche legati alla sopravvivenza, ma la trasfigurazione della materia stessa.
Si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina inglorioso e risorge glorioso; si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale. ~ 1 Corinzi 15, 42-44
Il corpo risorto non è un fantasma privo di consistenza, né una carcassa riparata: è una carne nuova, sottratta per sempre alle leggi dell’entropia e della decomposizione. Questa rappresentazione medievale del Giudizio, pur mostrando i corpi che risorgono materialmente, riflette l’antica visione che la Chiesa ha superato. Oggi, il Cristianesimo — e in particolare il mondo cattolico — ha rimosso il tabù della cremazione proprio perché riconosce che la materia organica dei nostri corpi si ricicla continuamente nel ciclo naturale (diventando polvere, terra, nutrimento per le piante). Per la teologia odierna, l’integrità fisica del corpo non è un prerequisito per la risurrezione finale: I Figli di Dio avranno i corpi immortali che un tempo aveva tutta la stirpe di Set.
La fine della violenza e del predatismo
Il primo effetto della vera resurrezione riguarda la natura profonda della creazione. La storia biologica del nostro pianeta si fonda sull’oppressione e sul consumo reciproco: per vivere, ogni organismo deve nutrirsi di un altro. La biologia che conosciamo è intrinsecamente legata alla catena alimentare e al conflitto.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame grasso staranno insieme e un fanciullo li guiderà. ~ Isaia 11, 6
La Resurrezione della carne spezza questa catena in Cieli nuovi e Terra nuova. Segna il passaggio da una natura basata sulla prevaricazione a quella che si può definire la Fine del Predatismo. La materia non ha più bisogno di distruggere altra materia per sussistere. La carne viene riconciliata e liberata dalla necessità del consumo, portando l’intero creato verso un nuovo stato di armonia cosmica.
Il Regno della Mitezza: il salto della Nuova Umanità
Ciò che si inaugura non è dunque un’esistenza incorporea o astratta, ma il Regno della Mitezza.
Beati i miti, perché erediteranno la terra. ~ Matteo 5, 5
La Nuova Umanità e tutte le creature non sono definite dalla lotta per la dominazione o per la sopravvivenza del più forte. I miti non sono solo i Figli di Dio, ma tutte le creature della Nuova Terra. Per l’uomo il corpo nuovo non più soggetto a malattie, invecchiamento e morte, diventa lo strumento perfetto di un’esistenza integrata con il creato, libera dal terrore della morte.
La Figura di Lilith: Il “ponte” tra le Specie
Come sappiamo grazie a don Guido Bortoluzzi, figura di Lilith è stata spesso fraintesa. Perdendo nel tempo quella profondità che solo la tradizione orale, ormai quasi del tutto sopita, era in grado di trasmettere. Lilith è tradizione orale prima partner di Adamo, colei con cui genera una stirpe di esseri “altri” – demoni e mostri, spesso identificati con la progenie non eletta, quella di Caino. Ma rappresenta un concetto biologico e teologico preciso. Essa fu la pre-umana, l’anello di congiunzione creato affinché potesse essere creato lo zigote dei primi due veri esseri umani; una creatura sufficientemente affine alla specie precedente, ma anche alla nuova per non causare il rigetto del feto. E abbastanza evoluta da contenere il salto genetico necessario e crescere i primi due Figli di Dio.
Il concetto universale di “Lilith” e il salto di specie
Questo “concetto di Lilith” non è un caso isolato. Ma una regola universale che vale per ogni specie. Ogni volta che si rende necessario un balzo per passare da una forma biologica a una superiore, occorre un tramite, una “Lilith” che funga da ponte e distacco genetico tra le due specie. Adamo, unendosi a questa entità, non si riproduce secondo la propria specie, segnando la nascita di un essere ibrido: Caino. È attraverso questo che si spiegano le origini complesse della stirpe e le antiche tradizioni sulla Resurrezione della carne, rese oggi più oscure proprio dalla perdita di quella chiave di lettura orale che un tempo chiariva l’effettiva natura di questi passaggi biologici e misteriose ramificazioni primordiali.
Conclusione
Giunti al compimento di questo percorso evolutivo e spirituale, comprendiamo come il disegno divino trascenda la mera materialità biologica. L’umanità eletta, chiamata a far parte della famiglia divina, non avrà più bisogno della mediazione di una “Lilith” come tramite biologico o genetico. In questa nuova era, il processo si inverte radicalmente. Nella Vera Resurrezione della carne:
Non saranno più i “figli degli uomini” ad assorbire i Figli di Dio annacquando la natura spirituale. Ma saranno i figli di Dio ad assorbire l’umanità, elevandola e ripopolandola nel Suo Spirito definitivo.
La necessità del distacco primordiale cessa così di esistere, aprendo le porte a una riconciliazione cosmica in cui la carne, redenta e svincolata dai vecchi limiti della materia, ritrova la sua eternità.
